SII, la sindrome dell'intestino irritabile

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LA Sindrome dell’Intestino Irritabile (SII) è uno dei disturbi funzionali più frequenti ed è caratterizzato, prevalentemente, da dolore e/o gonfiore addominale, colite e/o stipsi. La diagnosi di Sii è clinica, in quanto si basa sui sintomi individuali descritti dal paziente; non è definibile una “malattia”, in quanto le sue alterazioni non sono evidenti ad un esame medico.

«La SII è una disfunzione che può condizionare la vita di chi ne soffre. Il problema è descritto come fastidioso, imbarazzante, imprevedibile, talvolta incontrollabile, spesso doloroso e limitante. La persona vive sensazioni di disagio e inibizione. Tale disturbo infatti influenza oltre le funzioni fisiche, anche quelle emotive; ci si sente limitati ed emotivamente sofferenti» (Primo Rapporto Sociale sull’Intestino Irritabile).

Il Primo Rapporto Sociale sull’Intestino Irritabile ha evidenziato che, nel 2006, circa il 30% della popolazione italiana soffriva della sindrome con una maggiore prevalenza delle donne rispetto agli uomini. Il dato più rilevante emerso è che i soggetti maggiormente colpiti sono coloro che appartengono ad una fascia di età media di 43 anni. Infatti, “l’età media” è un periodo di vita caratterizzato da notevoli modificazioni: acquisizione di un nuovo ruolo familiare e sociale, stabilizzazione e aumento dell’attività lavorativa, maggiore esposizione a stress e a stili di vita disordinati.

I sintomi caratterizzanti la sindrome, oltre ad influenzare negativamente e notevolmente la qualità di vita della persona, possono incidere anche sulla sfera economica sia per l’elevato numero di visite mediche e indagini diagnostiche effettuate sia sulla produttività della persona in termini di ore di assenza dal lavoro.
Nel “Rapporto”, inoltre, la SII è descritta in modo appropriato come “disturbo biopsicosociale” la cui insorgenza è dovuta all’interazione di diversi fattori, fisiologici, psicologici, ambientali e comportamentali, che instaurano un vero e proprio ciclo disfunzionale.

In particolare:
Causa scatenante (arrabbiatura, alimento particolare) – Sintomi (dolore e gonfiore) – Conseguenze: condizionamento, rinunce, imbarazzo – Altro nervosismo: il ciclo si rialimenta.

Nonostante sia stata riscontrata una elevata familiarità tra coloro che soffrono di SII, le principali cause individuate nell’insorgenza della Sindrome sono:
Stress (1° fattore di rischio): circa l’80% dei pazienti sostiene di soffrire abitualmente di ansia e stress.
Errate abitudini alimentari (2° fattore di rischio), in particolare risposta non specifica al pasto, intolleranza ad alcuni alimenti, allergia alimentare.

È stata, inoltre, riscontrata (Drossaman Gastroenterology Int 1995) una elevata frequenza (fino al 60%) di disturbi psicologici, in particolare: ansia, depressione, disturbi somatoformi, difficoltà personali, stress di vita, comportamento da dolore cronico, disturbi del sonno.

I SINTOMI – «La SII è caratterizzata principalmente da dolore e gonfiore addominali; questi infatti sono i sintomi maggiormente avvertiti da chi ne soffre. Il dolore può presentarsi come crampiforme, prevalentemente diurno, alleviato dalla defecazione, esacerbato da stress e peggiorato dall’assunzione di cibo» (Primo Rapporto Sociale sull’Intestino Irritabile). Al dolore e/o gonfiore addominale si associano alterazioni della frequenza evacuativa, di tipo diarroico o stitico e, in percentuale inferiore, presenza di muco nelle feci e diarrea notturna.

Essendo la SII un disturbo multifattoriale e, più specificamente, biopsicosociale, è fondamentale effettuare, come sottolineato nel “Rapporto”, un intervento olistico, non limitato al solo approccio farmacologico, ma diretto alla riduzione e al controllo dello stress, all’adozione di un regime alimentare corretto e all’esercizio fisico.
«La gestione della SII in definitiva non richiede rinunce restrittive, piuttosto l’adozione di abitudini alimentari salutari, (…) e di uno stile di vita sano che comprenda anche il controllo di ansia e stress, in associazione, se necessario, a una terapia farmacologica». Pertanto, il Rapporto sottolinea l’importanza, prima di effettuare un intervento farmacologico, di intervenire per modificare lo stile di vita della persona.

Dott.ssa Anna Palumbo
 

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