Psicologia dell'emergenza e Psicotraumatologia

Lo Studio di Psicologia e Psicoterapia effettua interventi nei seguenti ambiti:

-EMERGENZE INDIVIDUALI: sostegno psicologico e psicoterapia per bambini, adolescenti e adulti che hanno vissuto esperienze traumatiche, quali:

  • Gravi eventi esistenziali (incidenti della strada e del lavoro; errori giudiziari; sequestri, violenze e aggressioni, ecc...)
  • Gravi situazioni cliniche (lutti, malattie, perdite; aver subito danni, deformazioni, amputazioni, menomazioni; subire interventi chirurgici ad alto rischio; aver ricevuto diagnosi di male incurabile, ecc...)

-EMERGENZE COLLETTIVE: sostegno psicologico in caso di:

  • Calamità naturali: terremoti, alluvioni, eruzioni, uragani, frane
  • Disastri: incidenti, crolli, naufragi
  • Gravi situazioni socio-politiche: azioni belliche, guerriglia, attentati, esodi

-FORMAZIONE, PREVENZIONE ed INTERVENTI per i SOCCORRITORI (operatori di Protezione Civile, Forze dell'Ordine, personale medico e paramedico, ecc...) per la gestione dello stress

 

PER APPROFONDIRE....

«Gli studi di psicologia dell’emergenza ci dicono che la maggior parte delle persone si confronta almeno una volta nella vita con eventi drammatici e tragici: chi sopravvive ad un disastro naturale come un’alluvione o un terremoto, chi perde un caro in un incidente stradale o nel crollo di una palazzina, chi rischia di perdere la vita sul lavoro. Questi eventi sono chiamati traumatici poiché costituiscono un confronto con la morte o la minaccia all’integrità fisica propria o altrui. Possono essere vissuti a livello individuale, pesiamo a stupri e rapine, oppure essere condivisi collettivamente come i disastri e gli atti di terrorismo» (Pietrantoni, Prati, 2009)

La psicologia dell’emergenza si occupa quindi dello studio, della prevenzione e del trattamento dei processi psichici e dei fenomeni sociali che colpiscono l’individuo e la comunità.

Considerato che le reazioni degli individui a situazioni di emergenza sono definite come “reazioni normali di individui normali ad eventi estremi”, la psicologia dell’emergenza, attraverso specifici programmi di prevenzione (quando non è ancora accaduto alcun evento) e di intervento riduce la possibilità che si instaurino disturbi a seguito di un evento traumatico, quali il Disturbo post-traumatico da stress, i Disturbi d’ansia, i Disturbi del sonno, ecc….e altre inabilità sul piano sociale, lavorativo, familiare e relazionale.

La psicologia dell’emergenza interviene, pertanto, su:

  • Le vittime direttamente colpite dall’evento
  • I parenti delle vittime
  • I soccorritori che abitualmente intervengono sui luoghi di disastro.
  • Le comunità coinvolte dall’evento.

La psicologia dell’emergenza comprende due ampie categorie:

  • Psicologia dell’emergenza individuale
  • Psicologia dell’emergenza collettiva

La PSICOLOGIA dell’EMERGENZA INDIVIDUALE si occupa degli effetti di eventi estremi che colpiscono direttamente la persona che assiste o viene a conoscenza di un evento traumatico che riguarda se stesso o una persona cara. Sono da considerarsi, pertanto, a rischio di trauma quelle situazioni che riguardano:

  • Venire a conoscenza della diagnosi di un male incurabile proprio o di una persona cara;
  • Venire a conoscenza della morte di una persona cara;
  • Lutto;
  • Subire gravi danni fisici;
  • Subire incidenti sul lavoro;
  • Subire incidenti della strada;
  • Essere vittima di aggressioni, violenze e stupri;
  • Essere vittima di un furto o di una rapina;
  • Essere vittima di errori giudiziari;
  • Essere vittima di sequestri di persona;
  • Assistenza ad un malato;
  • Ecc…

La PSICOLOGIA dell’EMERGENZA COLLETTIVA si occupa, invece, di quegli eventi che colpiscono intere comunità, come ad esempio:

  • Calamità naturali: terremoti, alluvioni, eruzioni, uragani, frane, valanghe, ecc…
  • Disastri: incendi, cadute di aerei, crolli, naufragi, incidenti ferroviari, ecc…
  • Gravi situazioni socio-politiche: azioni belliche, attentati terroristici, ecc…
  • Eventi socio-sanitari: epidemie
  • Eventi socio-economici: carestie

Con la pubblicazione sulla G.U. n.200 del 2006 dei “Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi”, è stata normativamente disposta l’istituzione di specifiche equipe psico-sociali che si occupino, durante le situazioni di emergenza, degli interventi tanto sulle vittime e sui loro parenti quanto sui soccorritori. Infatti, già nella parte introduttiva della seguente normativa, nel primo capoverso, è specificato quanto segue: «Nel contesto degli eventi a sostegno delle vittime di eventi catastrofici è necessario prestare la massima attenzione ai problemi di ordine psicologico che possono manifestarsi sulle popolazioni colpite e sui loro soccorritori. Essi possono palesarsi in fase acuta o evolvere in modo subdolo, con ripercussioni, anche nel lungo periodo». Pertanto, come la norma vuole, gli interventi vengono fatti sia nelle fasi immediate e successive all’emergenza, sia attraverso programmi di formazione e di prevenzione rivolti alle comunità, ai volontari e ai professionisti che operano in tali contesti.

Tra le reazioni che possono palesarsi a seguito di un evento traumatico, è possibile menzionare:

  • Disturbi d’ansia e continua allerta
  • Disturbi del sonno
  • Iperattivazione
  • Difficoltà di concentrazione
  • Difficoltà nel prendere decisioni
  • Incremento nell’uso di tabacco, alcol, farmaci
  • Iperalimentazione o calo dell’appetito
  • Ricordi, sogni, pensieri ed immagini che rievono l’evento traumatico
  • Eccessiva reattività fisica
  • Evitamento di pensieri, situazioni, conversazioni, luoghi, attività, persone che rievocano l’evento traumatico
  • Sensazione di distacco ed estraneità dagli altri
  • Incapacità di ricordare qualche o diversi aspetti del trauma
  • Irritabilità, rabbia, collera
  • Senso di impotenza
  • Preoccupazioni per la propria o altrui sicurezza
  • Risposte esagerate di allarme
  • Difficoltà ad allontanarsi da casa o dalle persone che la persona colpita considera “sicure” o difficoltà a stare da solo.
  • Dolori muscolari e cefalee
  • Problemi gastrointestinali
  • Ritiro sociale
  • Aumento dei conflitti nelle relazioni familiari e sociali
  • Aumento dei conflitti sul lavoro
  • Difficoltà scolastiche.

Poiché un evento traumatico, definito da Mitchell come “qualsiasi situazione che porta le persone a provare reazioni emotive particolarmente forti, tali da interferire con la capacità di funzionare sia al momento che in seguito”, può compromettere notevolmente la vita delle persone sia nel loro funzionamento psico-fisico che sociale, lavorativo e relazionale, diviene necessario e doveroso richiedere ed effettuare interventi che possano ridurre l’impatto di tali eventi, prevenire l’instaurarsi di condizioni psicopatologiche e intervenire per sanare le condizioni che si sono manifestate.

Le categorie maggiormente a rischio di sviluppare reazioni post-traumatiche sono quelle dei Soccorritori. Pur presentando una soglia di tolleranza allo stress maggiore rispetto alla popolazione generale, essi corrono il rischio di sviluppare maggiormente una TRAUMATIZZAZIONE VICARIA, cioè una condizione per cui un soccorritore durante il servizio vive in prima persona il trauma non per esposizione diretta, ma per il contatto con la persona soccorsa.

Il Soccorritore, pertanto, va tutelato dall'eccessivo stress causato dalle attività di soccorso, che generalmente hanno una forte ripercussione somatica ed emotiva.

Gli operatori soggetti ad un maggior rischio sono:

  • I volontari che operano sul luogo dell’incidente
  • Gli operatori di Protezione Civile
  • Il personale medico e paramedico
  • Gli operatori di ricerca e salvataggio dei superstiti (vigili del fuoco, sub, ecc…)
  • Le forze dell’ordine
  • Il medico legale e il suo staff
  • Gli operatori che hanno il compito di comunicare cattive notizie.

Pertanto, l'attuale normativa (Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi, pubblicati sulla G.U. n°200/2006) presta particolare attenzione alla tutela psico-fisica del soccorritore, al fine di prevenirne i disagi  e le alterazioni della qualità di vita. Infatti, nelle Premesse e Finalità viene specificato quanto segue: "Nel corso degli interventi a sostegno delle vittime di eventi catastrofici è necessario prestare la massima attenzione ai problemi di ordine psicologico che possono manifestarsi sulle popolazioni colpite e sui loro soccorritori". A tal fine, la normativa, per garantire la tutela dell'equilibrio e della salute psichica del soccorritore, considera questi un destinatario dell'intervento "A prescindere dalla tipologia dell'evento catastrofico, è opportuno valutare a priori i fattori di rischio di un contesto emergenziale per poter prevenire i disagi di natura psico-fisica dei soccorritori. Una volta che gli operatori sanitari (i soccorritori) si troveranno ad intervenire sul luogo della catastrofe dovrà essere garantito il loro lavoro attraverso una azione di monitoraggio volta ad individuare i segni e/o sintomi di possibili condizioni di stress e/o di disturbi psichici".

A tale riguardo, la normativa pone particolare attenzione alla formazione quale strategia di prevenzione. Infatti, "le ricerche dimostrano che una parte degli stress individuali e collettivi che si sviluppano a seguito di disastri possono essere ridotti da un'adeguata preparazione di tutti gli attori coinvolti, sia a livello individuale che collettivo. Finalità generale di ogni azione formativa in questo campo è quella di diffondere e consolidare strategie efficaci a fronteggiare dei pericoli, attivando rapidamente processi di selezione percettiva e processi cognitivi complessi, a fronte di emozioni intense e processi comunicativi ordinari. In questo senso, ogni azione di formazione deve necessariamente includere modi efficaci di comunicare, decidere, valutare, gestire le emozioni e far conoscere procedure comuni all'interno dei differenti scenari ipotizzati"

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