“Perchè non riesco a perdere peso ?”

NEGLI ultimi anni, i problemi di sovrappeso e di obesità hanno raggiunto proporzioni epidemiche in tutte le aree del mondo, anche in paesi nei quali, fino a qualche anno fa , questo problema era inesistente. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), oggi, a livello mondiale sono presenti 1,6 miliardi di individui in sovrappeso, di cui almeno 400 milioni clinicamente obesi. Per di più, le proiezioni future non sono incoraggianti. Nella nostra pratica clinica si riscontrano moltissimi casi di persone che per decisione personale o per prescrizione medica, a causa di complicanze mediche (quali, ad esempio, malattie cardiovascolari, diabete, complicanze osteoarticolari, ecc…), pur dovendo perdere peso e seguire un regime alimentare corretto ed equilibrato, non riescono a farlo. Inoltre, è stato riscontrato che, pur se alcune persone riescono a perdere peso seguendo una dieta, le recidive e la probabilità di riacquisire il peso perduto sono molto frequenti. Questi dati, non incoraggianti, ci dicono che la sola prescrizione dietetica spesso non basta, in quanto, perché il giusto comportamento alimentare si mantenga nel tempo occorre lavorare su quei fattori che scatenano e mantengono i comportamenti inadeguati.

Quali sono i segnali che scatenano una eccessiva assunzione di cibo?

Sociali: isolamento sociale (noia e solitudine); conflitti interpersonali; stati ansiosi; trovarsi in luoghi nei quali è disponibile una grande quantità di cibo; osservare gli altri che mangiano eccessivamente.

Situazionali: pubblicità; passare davanti ad un fornaio, una pizzeria, un ristorante.

Fisiologico-nutrizionali: stanchezza o fame. Spesso, infatti, una eccessiva restrizione alimentare scatena l’attivazione di un comportamento non corretto.

Mentali: pensieri che minano la fiducia in sé stessi nella messa in atto del comportamento alimentare corretto.

Quali sono le conseguenze psicologiche della eccessiva assunzione di cibo?

Disagio nelle situazioni sociali e difficoltà a stabilire relazioni.

Evitamento delle situazioni sociali e delle responsabilità in contesti lavorativi.

Sentimenti di colpa e di vergogna.

Riduzione dell’autostima.

Aumento di peso.

Spesso, l’attivazione di un comportamento alimentare non corretto può essere causato da pensieri disfunzionali e da distorsioni cognitive. Esempi di distorsioni cognitive:

Generalizzazione: “non sarò mai in grado di controllare la mia alimentazione”;

Catastrofizzazione: “ho fatto un errore, non riuscirò mai a perdere peso”;

Pensiero dicotomico: “ho fatto un errore, tanto vale continuare a mangiare”;

Squalificare il positivo: “oggi è andata bene, ma non è sufficiente”;

Razionalizzazione: “ho avuto una pessima giornata, mi gratifico mangiando”;

Lettura della mente: “queste persone mi stanno guardando e stanno pensando che io sia grassa”; ed altro.

Pertanto, i pensieri disfunzionali relativi al proprio peso, alla propria immagine corporea e alla capacità di controllare la propria alimentazione, minano la fiducia della persona, riducendo la capacità di autocontrollo di quest’ultima e causando una eccessiva assunzione di cibo con conseguente aumento di peso. In altri casi, invece, l’attivazione di un comportamento alimentare non corretto può essere causato da un indebolimento della capacità di autocontrollo, dovuta ad anni di abitudini sbagliate.

Spesso, inoltre, una eccessiva restrizione dietetica può impedire la perdita di peso, in quanto, in tale situazione di stress, il messaggio inviato al corpo è “assenza di cibo”; come risposta, l’organismo blocca l’attività metabolica, in quanto deve garantirne la sopravvivenza.

Diversi studi hanno dimostrato che anche una modesta perdita di peso (10%) ha effetti benefici sulla salute: migliora il livello glicemico in soggetti affetti da diabete; riduce la pressione arteriosa e previene e/o migliora le patologie cardiovascolari; migliora la colesterolemia totale; migliora la funzione respiratoria, riducendo la frequenza delle apnee notturne, migliorando la qualità del sonno e riducendo la sonnolenza diurna; allevia la sintomatologia associata all’osteoartrosi, i dolori alla schiena e alle articolazioni.

La perdita di peso, inoltre, incide sul benessere psicologico dell’individuo:

migliora l’immagine di sé;

migliora la qualità delle relazioni sociali;

migliora l’autostima;

riduce il senso di vergogna;

riduce lo stress e l’ansia;

favorisce lo sviluppo dell’autocontrollo;

migliora la salute psico-fisica generale.

Oggi, sono molto diffusi piani di trattamento psicologici rivolti a persone con problemi di peso. Tali trattamenti hanno come obiettivo quello di lavorare sulle situazioni, sugli stress, sugli stati emotivi che attivano una alimentazione eccessiva, sull’acquisizione o riacquisizione della capacità di autocontrollo, sull’incremento dell’autostima e della fiducia in sè, in modo da favorire il giusto rapporto col cibo.

Dott.ssa Anna Palumbo

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