L’insonnia

PASSARE qualche notte svegli non significa soffrire di insonnia, in quanto qualsiasi situazione, evento, stato emotivo, preoccupazione può rendere difficoltoso o disturbato il sonno di qualche notte. Inoltre, dormire un numero inferiore di ore rispetto alla media, ma svegliarsi riposati al mattino non è indice di insonnia, in quanto, come già specificato nel precedente articolo, alcune persone possono essere “dormitori brevi” e non soffrire di insonnia.

Per parlare di insonnia, la persona deve presentare una o più di tali alterazioni:

  • Difficoltà ad iniziare il sonno (INSONNIA INIZIALE): la persona necessita di un lungo tempo per addormentarsi.
  • Difficoltà a mantenere il sonno (INSONNIA DI MANTENIMENTO): dopo l’addormentamento la persona si sveglia più volte durante la notte, rimanendo sveglia anche per lunghi periodi di tempo.
  • Risveglio precoce al mattino.
  • Sonno non “ristoratore”: la persona dorme un numero sufficiente di ore, ma al risveglio si sente stanca.

È importante distinguere due tipi di insonnia:

-INSONNIA PRIMARIA, le cui caratteristiche sono state precedentemente delineate;

-INSONNIA SECONDARIA, conseguente o associata a patologie fisiche, ad assunzione di alcuni farmaci o ad ansia e depressione.

In questa sede, prenderemo in considerazione l’insonnia primaria.

Come la letteratura e l’osservazione clinica dimostrano, una preoccupazione, una situazione di stress, un evento di vita, anche di tipo traumatico, uno stato emotivo intenso (in parole povere, un evento scatenante) possono portare la persona a non dormire per qualche notte o ad avere una cattiva qualità del sonno; nella maggior parte dei casi, la persona ripristina il normale ciclo del sonno. Diversamente, l’instaurarsi di un disturbo del sonno può essere mantenuto nel tempo dai seguenti fattori:

PENSIERI: i pensieri possono riguardare fatti del giorno appena passati o la pianificazione delle attività da svolgere il giorno successivo. In genere, però, ciò che perpetua il disturbo del sonno sono i pensieri relativi al sonno stesso. Esempi:

  • Aspettative irrealistiche sulla necessità di sonno;
  • Convinzioni errate sul disturbo del sonno;
  • False attribuzioni sulle cause dell’insonnia;
  • Attribuzioni erronee rispetto ai deficit diurni.

In pratica, preoccuparsi eccessivamente per la mancanza di sonno e per le conseguenze sulle attività del giorno successivo o, peggio ancora, “imporsi di dormire” può mantenere attivo il sistema cognitivo dell’uomo e non favorire il passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno.

STATO EMOTIVO: una eccessiva attivazione emotiva (ad esempio, ansia conseguente all’incapacità di addormentarsi) può mantenere il disturbo del sonno.

COMPORTAMENTI E CATTIVE ABITUDINI: Esempi: tempo eccessivo passato a letto, programmazione irregolare del sonno, sonnellini diurni, svolgere attività incompatibili con il sonno prima di andare a dormire, ecc…

Un buon trattamento per l’insonnia ha come obiettivi sostanziali: modificare i pensieri disfunzionali relativi al sonno, ridurre il livello di reattività psico-fisica, attenuando lo stato emotivo ansioso, modificare i comportamenti maladattivi.

Rispetto a quest’ultimo aspetto è opportuno evidenziare alcune norme di igiene del sonno:

  • La stanza in cui si dorme dovrebbe avere l’essenziale per dormire e dovrebbe essere buia, silenziosa ed avere una temperatura adeguata.
  • Evitare di assumere, nelle ore serali, caffè, alcol, fumo di sigaretta, pasti troppo abbondanti.
  • Evitare una eccessiva attività fisica o mentale prima di andare a dormire.
  • Evitare sonnellini diurni.
  • Andare a dormire e svegliarsi al mattino mantenendo gli orari costanti.
  • Non protrarre eccessivamente il tempo trascorso a letto di notte pur essendo svegli.
  • Evitare di andare a letto se non si ha sonno.
  • Rispettare orari regolari per i pasti.
  • Evitare di addormentarsi la sera dopo cena davanti alla TV.

Dott.ssa Anna Palumbo

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